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Still Alive

giovedì, 27 gennaio 2011

Sono vivo. Sta cambiando tutto. Sto cambiando tutto. Sono felice, ma la mia vita è a una svolta assoluta.

Vi voglio bene.

Confusione

giovedì, 28 ottobre 2010

Voi non avete idea di che confusione ci sia nella mia vita adesso. Come dite? Ce l’avete? Naaah, non ce l’avete.

Novità, cambiamenti, sorprese. Cose che ti cambiano, per sempre. Cose che ti ridanno speranza. Cose che ti svegliano nel cuore della notte. Cose che ti spaventano. Cose che ti fanno sentire vivo. Cose che ti fanno sentire forte. Cose che vogliono giocare con te. Cose con cui vuoi giocare. Cose che ti girano attorno. Cose che ti ricordano chi sei. Cose che sogni. Cose che ti sognano.

The line it is drawn
The curse it is cast

La soglia del dolore

mercoledì, 1 settembre 2010

Interno, notte. quattro uomini di cui non si vede il volto.

“Qua je dovemo arzà la soglia der dolore, sinnò ar primo lagher de negri che abbruciamo, questi se ‘ncazzano serialmente”

“Eh vabbè, mannamo n’artro mongoloide menato nei cessi”

“No, nun basta più”

“C’ho un’idea. annamo pè gradi, iniziamo co li gatti e li cani, poi annamo in crescendo”

“Me pare bona, c’ho n’amica mia che per 50 euri fa la qualunque cosa. I cuccioli chi li procura?”

“Quelli de guggle je mando io na mail, spè… ok allora organizzato, semo d’accordo. A minzolini j’o diciamo stasera che quello er compute c’aa solo pè scena.”

“Oh! Ma famo na robba che pare amatoriale eh, nun famo cazzate come l’altra vorta co quei cazzo de fotomontaggi”

“Tranquillo, famo fà tutto a n’amico mio che è pratico”

“Quindi? Amo finito? Vabbè allora io ve saluto che c’ho n’invito pe na stronzata ambientalista dove però ce stanno gente che ce po’ aiutà”

Escono, la luce rimane accesa. Dissolvenza in nero.

Breve storia del Pakistan

domenica, 22 agosto 2010

2010 – Inondazioni. Duemila morti, 20 milioni di sfollati

2010, gennaio – Frana di Hunza. Venti morti, 20.000 sfollati

2007 – Ciclone Yemyin – 730 morti, 350.000 dispersi, 1 milione e mezzo di sfollati

2005 – Terremoto del Kashmir – 73.000 morti, 3.300.000 sfollati

2000 – Siccità – 100 morti, non una goccia d’acqua in 10 mesi

1974 – Terremoto di Hunza – 5.300 morti, 17.000 feriti, 97.000 sfollati

1970 – Ciclone – 500.000 morti

1950 – Inondazioni monsoniche – 2.900 morti, 900.000 sfollati

1945 – Terremoto del Balochistan – 4.000 morti

1935 – Terremoto di Quetta – 60.000 morti

Ora, non so esattamente che religione professino i pakistani, ma una cosa mi sento di dirla per certo. E’ quella sbagliata.

Sensei

sabato, 10 luglio 2010

Direi che, al quarto colpo, possiamo inaugurare quella dei “nuovi miti” – assolutamente personali – come una rubrica ufficiale di questo blog. Considerando che i precedenti sono una tribù delle isole Vanuatu, Gianfranco Fini e Leo Messi, possiamo dire che questa categoria è piuttosto eterogenea. D’altronde la mia simpatia non va mai a troppe persone che si somigliano tra loro: anche per questo a chiese, partiti e squadre di calcio non riesco ad essere fedele troppo a lungo. Un tempo avevo questo problemino anche con le donne, ma da un po’ sono diventato troppo vecchio per non apprezzare i vantaggi di una buona compagnìa costante nel tempo.

Tornando al tema, nell’immenso vuoto della mia zucca ignorante oggi s’è accesa una lucina. Ho scoperto un personaggio di cui ignoravo bellamente l’esistenza, che non può che ispirarmi la più profonda simpatia. Vivevo uguale, sì. Ma ora vivo meglio, e magari vedo di imparare qualcosa di utile. Non so quale sia la capacità del cervello, ma io comincio a faticare ad imparare cose nuove se non butto le vecchie. Ma non è un problema, sto già cancellando tutte le canzoni da pianobar imparate a 15 anni e mai più scordate: Baglioni e Concato, kaputt.

Il tizio in questione, comunque, è questo signore qui:

Si chiamava Miyamoto Musashi, e nacque in giappone nel 1584. Ah, il solito samurai del cazzo, direte voi. Non proprio. Intanto fu il più grande spadaccino della storia del Giappone. E parliamo di un posto dove la spada, specialmente all’epoca, era lo strumento più usato per fare conversazione. Due si incontravano per strada, scusi che ore sono? E l’altro lo faceva a fette perché non gli era piaciuta la domanda.

Ecco in questo scenario il nostro amico, dopo essere sopravvissuto a 16 anni ad una battaglia che fu una specie di massacro, si mise a girovagare facendo lo spadaccino di professione. Un po’ come i pistoleri del Far West, questi personaggi si sfidavano in continui duelli, in cui uno solo dei due restava in piedi: eliminazione diretta e senza partita di ritorno. Miyamoto ne combatté – ed evidentemente ne vinse – sessanta di fila: un record rimasto imbattuto. Se pensiamo che Billy the Kid, con tanto di pistola, combatté solo 21 duelli (ma più probabilmente 4), ci rendiamo conto che Miyamoto avesse decisamente una marcia in più.

Ed in effetti Musashi la marcia in più ce l’aveva, eccome. Rispetto agli altri spadaccini, precisi, eleganti, molto rigidi e legati alle tradizioni, formali ed ingessati, con poca inventiva, tanto esercizio e poca fantasia, lui era esattamente l’opposto. Sudicio, stracciato, improbabile, Musashi puntava tutto sul cervello, sull’astuzia, sulla strategia. Mentre i suoi opponenti si concentravano solo su quello che avveniva dentro il duello, lui lavorava anche – e soprattutto – in tutto quello che c’era prima e intorno.

L’esempio più brillante del suo stile lo tirò fuori nella sua impresa più difficile: il duello con Kojirō Sasaki, che era all’epoca non solo lo spadaccino più forte e riconosciuto, ma anche l’esempio più fulgido dell’arte del combattimento. Kojirō si era fatto costruire una spada che era una spanna più lunga del normale, e la sapeva usare da dio. Tutti lo adoravano come un idolo, perché era sempre impeccabile, perfetto, con uno stile tradizionale che lo rendeva anche un esempio per i più giovani che volevano seguire le sue orme.

Diciamo però che se Kojirō era Backenbauer, purtroppo per lui Musashi era Maradona.

Al duello, Musashi pensò bene di arrivare con 2-3 ore di ritardo. Al suo arrivo, Kojirō Sasaki si era già mangiato il fegato. Non solo: pensando bene che con la sua spada più corta non ci sarebbe stato verso, Musashi si fece una specie di spadone di legno con un remo della barca. Arrivato sul posto, scese con calma e si presentò con quest’arma improbabile, cencioso e puzzolente. A Sasaki andò la bile di traverso. Pensando quindi di avere vita facile, e furiosamente incazzato per quella che riteneva una intollerabile presa in giro, Sasaki si lanciò all’attacco, dimenticando la prudenza e la concentrazione.

Musashi non fece altro che evitare il primo colpo e assestargli una tremenda botta in testa con il remo modificato. Il resto è storia, leggende. In quel gesto c’è tutta l’intelligenza di chi mette il fine sopra ad ogni mezzo: dal gol di mano di Diego ai mondiali dell’86, alla strategia di Napoleone a Marengo, dal tennis di John McEnroe al poker di Phil Hellmuth Jr. Non importa se sei più piccolo, più debole, più brutto, più povero, non importa che armi hai o se sei da solo contro tutti: cervello, talento e determinazione ti possono portare a vincere sempre, specialmente se non sei così stupido da pensare che basti semplicemente essere più bravi in una cosa per essere il migliore.

Il suo insegnamento è che ogni gioco, ogni battaglia, ogni partita non è mai solo quel gioco, quella battaglia, quella partita: è parte di un gioco più grande in cui si combattono tutte le partite del mondo. E in genere non vince mai chi è un fenomeno in una cosa e un idiota in tutte le altre, ma chi riesce ad allargare il gioco al di fuori dei suoi schemi, e a spostare gli avversari su terreni dove non sono poi così sicuri, che nemmeno pensavano di dover affrontare, ma che sono lì, sempre, appena una spanna oltre le regole.

Ora, a uno così, come fai a non volergli bene?

W le Ex

mercoledì, 30 giugno 2010

Leggo con sgomento sul giornale:

Uccide le due ex e poi si spara

Rifletto. Meno male che non aveva gran fortuna con le donne, sto tizio. E non fatico a capire perché. Se dovessi partire io, non dico tanto ma un paio di caricatori almeno li finisco.

Ma poi perché? Ho ricordi splendidi di tutte le mie ex. Oddio, non scommetterei sul contrario. Ma ho costruito ogni storia d’amore con qualcosa di quelle precedenti, così non mi sembra di aver mai perso nulla. In ogni amore ci sono tutti gli amori precedenti, non si annullano, non si cancellano, come un’eterna ghirlanda brillante, per citare Hofstadter. L’amore non è un gioco a somma zero, ed è forse l’unica cosa di cui c’è disponibilità infinita. E’ tutto quel che ci rimane, quando tutto è perduto.

Ma dico a te, che stai meditando di impallinare come una fagiana la tua ex solo perché, come canta la Carrà, ha trovato uno più bello che problemi non ha. Dico a te, immenso pirla. Rifletti anche tu un secondo, e considera questo concetto, a lungo:

Se ammazzi una che te l’ha data, cosa dovresti fare alle altre?

Leo

domenica, 20 giugno 2010

Forse non tutti conoscono nei dettagli la storia di questi 169 centimetri di puro talento. Anche se ai mondiali non sembra al 100%, mi è bastato vedere un suo scatto per rivedere Maradona dei tempi migliori. Con la differenza di non avere l’espressione di un bullo di periferia che cerca di fottere il sistema mentre il sistema lo fotte alla grande.

Lui, il sistema, la natura, il destino, li ha fottuti davvero tutti. Con il sorriso di un eterno bambino completamente felice di giocare al pallone. Quando le cose si mettono male, sono persone così che mi danno ispirazione. Loro, o la loro leggenda, non importa.

Mi basta vederlo correre con il pallone incollato al piede, ed è tutto ok.

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