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Saramago José, scrittore (1922 – 2010)

sabato, 19 giugno 2010

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

Se ne va un titano di un’epoca finita, di un tempo che presto dimenticheremo, e ancora più presto rimpiangeremo. Un maestro che ancora aveva la forza di dire “Qual è quell’ape che può dire: questo miele l’ho fatto io.”

Indovinate di chi parlava in questo passo:

Non vedo quale altro nome potrei dargli. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che che dà feste, organizza orge e comanda un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte del paese di Verdi se un vomito profondo non riesce a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene e distruggere il cuore di una delle più ricche culture europee.

3 commenti Lascia un →
  1. domenica, 20 giugno 2010 20:11

    Un grandissimo! E l’Osservatore Romano l’ha pure attaccato, dopo la morte. Bleah

  2. lunedì, 21 giugno 2010 9:14

    Ho letto alcuni suoi libri, ascoltato alcune inteviste… e lo consideravo un grande.
    Alla sua morte l’osservatore romano lo attacca.
    E diventa un mio mito :-)

  3. marco permalink
    lunedì, 21 giugno 2010 14:53

    Caspita quanta profonda e vigorosa indignazione nel passo sul paese di Verdi.. però il Viaggiatore forse ha omesso qualche tappa: una, di certo, presso la storia d’Italia del novecento. Ops! Mi dimentico sempre che nel paese di Verdi basta essere rossi per avere ragione. Buon proseguimento, commentatori.

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