Ponyo sulla scogliera

2009 Dicembre 13
di storvandre

Bello, dolcissimo, pieno di vita.

La storia di un amore semplice, che cambia il mondo. La storia di un amore tenerissimo ma assoluto, di un giovane essere umano che accetta la natura come parte di sé, una natura che si fa umana per salvarci dalla catastrofe.

Una favola, dedicata al mare e alle origini della vita, l’oceano da cui tutto proviene e in cui tutto torna. Tutto viene dalla schiuma del mare, e in essa è destinato a tornare.

Un grande caleidoscopio ideato dalla mente geniale di Hayao Miyazaki, fatto di esseri che ci riportano alle grandi origini della vita sulla Terra. La natura che torna giovane e bella, dopo l’uragano, e riporta indietro l’orologio cosmico alle origini acquatiche del mondo. Esseri devoniani si mescolano ad esseri magici, i fossili tornano vivi e vitali, la natura diventa una bellissima madre, e l’ingegno umano un padre controverso.

Questi genitori partoriscono un essere nuovo, diverso. Un essere che congiunge due mondi e li riporta alle loro origini umane e cosmiche, in un gigantesco reset del sistema universale. Tutto ricomincia dalla fiducia e dall’amore di due bambini, nel grande oceano in cui l’uomo ritrova la giusta dimensione di ospite e non di invasore.

Anche se non è all’altezza delle visioni immaginifiche, grottesche e barocche, espressioni profonde di una cultura onirica e leggendaria, della Città Incantata, anche questa resta come una meravigliosa perla di grande sensibilità artistica, di semplicità espressiva e di eccezionale talento.

Da non perdere.

Nuovi miti

2009 Novembre 17
di storvandre

Ragazzi, ho dei nuovi miti.

Io son fatto così, vado a entusiasmi, alcuni passeggeri, altri meno. Ma ho sempre bisogno di innamorarmi, come le eroine isteroninfomani di “Confidenze” e “Harmony”. Alcune figure mi attraggono, mi intrigano, mi seducono in modo irresistibile. Starei ore a guardare questi mohai di ignoranza, perché sono inspiegabili, o semplicemente ipnotici, come dei mandala dai raffinati contenuti mistici o il classico pollo di gomma.

Partiamo da due grandi macchine a moto perpetuo di cazzate. Corona e Belen. Lui è il classico esempio antropologico di “sogno della tigre”. Ossia, se fossimo in natura qualche millennio fa, la grande tigre dai denti a sciabola si sognerebbe ogni notte un babbuino così stupido e arrogante. Un pasto gratis ogni giorno, alla faccia dell’evoluzione. Perché lui non si adatta, continua a sbattere il grugno finché non si autodistrugge: oggidì non ci son più le tigri dai denti a sciabola, il che rende la sua autodistruzione meno divertente per un verso, ma prolunga lo spettacolo dall’altr0.

Visto che ora in Italia non c’è molta trippa per gatti, i due bazzicano la bassa Svizzera, in cerca di locali dove esibirsi. Attraenti come due stalagmiti di alabastro, e con la stessa flessibilità mentale. Solo che là ci tengono alle regole, così, per esempio, quando vedono uno che sfreccia per lugano a 220 kmh, e tutti sanno che sopra i 50 all’ora scattano multe pari al PIL di un piccolo stato sudamericano, al pulismano elvetico escono i denti sciabola. E dopo aver sentitamente ringraziato Sant’Elpidio protettore degli orologi a cucù, si reca solerte ad elevargli 5000 franchi di multa. Che il babbuino paga, contento di aver dato un senso alla serata.

Stessa roba, la sua degna compare. Si presenta alla frontiera del paese più preciso al mondo con il visto scaduto. Vagli a spiegare la rava e la fava geografiche, che Bellinzona non è in Italia, e che l’Argentina non è in Europa. Magari non se ne accorgono, capirai, chi vuoi che ci noti su una Lamborghini Gallardo e le facce che ci ritroviamo, da narcotrafficante all’ingrosso e signora in gita di piacere. E anche qui, giù i denti a sciabola.

Ma credete che possano imparare? Signornò. Già li vedo, tentare di entrare alla Mecca con una mortadella da 70kg, pronti ad imbarcarsi su un volo della TWA con una motosega, o ad aprire un casinò a Pechino. Perché nulla li ferma, sono come quei pugili eroici che si rialzano sempre, anche dopo il decimo KO, anche se l’altro pugile è vestito da camionista e sta sopra un TIR da 40 tonnellate.

Gli altri eroi, invece, sono tutto all’opposto. Si chiamano Yapa, Joel, JJ, Posen e Albi, e sono 5 abitanti di Tanna nelle isole Vanuatu. In un programma a dir poco geniale (sia lode a SKY), questi membri della tribù Kastam intraprendono un viaggio a Londra per studiare gli indigeni locali e le loro curiose usanze. Il documentario riporta le loro parole e il loro punto di vista che, signori miei, è da 10 e lode. In 2 giorni i signori in oggetto han già capito il giro del fumo, e si son messi a dire cose del tipo: “scusate, potreste smettere di rovinare le nuvole con le vostre fabbriche, perché mi sa tanto che è per questo che da noi i frutti crescono sempre più piccoli”.

A parte che mi fanno simpatia, sembrano 10 volte più vivi degli occidentali, e partirei domani per stare un po’ con loro sotto l’albero del baniano, mi ha colpito davvero la loro filosofia e la profondità della loro cultura. E non parlo di menate da antropologi occidentali fantasiosi del tipo la simbiosi con gli elementi cosmici tramite l’inchiappettamento dei macachi. Qui parliamo di valori concreti, reali, quotidiani: l’intelligenza, il rapporto sereno con il sesso, il rispetto, la comprensione, la curiosità, e ancora un po’ di intelligenza.

Che dire, è la prima volta che a qualcuno con un punto di vista così diverso viene dato il diritto di non fare la figura del fesso. Ed ecco che, magicamente, la figura dei fessi la facciamo noi.

Eccipoche

2009 Novembre 6
di storvandre

bikini

Stasera sono una specie di vulcano a salve.

Capitemi, devo compensare il grigiore di un giorno al cui confronto un mercoledì pomeriggio a Voghera sembra il Carnevale di Rio, per cui mi concedo un extra nel mio consueto turbillon di minchiate.

Cose del tipo:

Quando morirò, seppellitemi a pancia in giù e dite al mondo di baciarmi il culo

frase di un noto rapper americano, a cui un ignoto genio affigge la glossa

magari, invece, ci parcheggio la bici

Cose così, futilità, vanitas vanitatum, sic transit gloria mundi, e via discorrendo.

Mi torna anche in mente un elogio del bikini, che avevo letto da qualche parte. Un oggetto mistico, ipnotico, pieno di sottili suggerimenti ermeneutici, leggiadro ma geometrico, quasi cubista. Un capolavoro di evidenziazione nella negazione, 4 triangoli messi lì a gridare il pericolo atomico del suo stesso nome. Un segno primario, raro caso di significato significante, dall’orizzonte semantico immediato e sconfinato ad un tempo.

Parliamo di quello vero. Quello unico. A triangoli, coi lacciuoli. Non presentatemivi dinanzi con orrendi fascioni e mutande da bersagliere. Meglio se monocolore, semplificatemi la vita, al massimo la bandiera inglese o USA a promettere sesso transatlantico.

Parlando di intimo femminile, trovo quest’altra chicca:

una mia cliente una volta mi ha chiesto delle mutande: “ma sergio me raccomando, no sintetiche che son lisergica”

Guai ai sintetici, beati i bikini di cotone ch’è loro il regno dei cieli. Che ci mettano tempo ad asciugare, sant’iddio.

Noi si viene al mare apposta, per eccitarci. Ci basta e soverchia l’unione mistica di acqua e donna.

A proposito, sapete qual è il contrario di “eccitante”? Eeeeeh, non vale, avete letto il titolo…

g’bye

2009 Novembre 1
di storvandre

dried_flower250

 

 

 

 

 

 

 

Veleggio come un’ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
per essere mangiata da chissà chi.
Io penso che l’inferno
sia illuminato di queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s’addormenta mai.

Ci vediamo più tardi, Alda

E intanto faccio un altro blog…

2009 Ottobre 15
di storvandre

Si parla del posti dove sto meglio, in mezzo alla natura selvaggia, da bravo cinghialetto…

Dialoghi tra A&M

2009 Ottobre 15
di storvandre

A sono io, M è l’amico Misterpinna.

Io sono a letto con il portatile sulle ginocchia, lui è in Stazione Centrale con il BlackBerry che aspetta la coincidenza per Genova.

La chat è breve, ma è un piccolo haiku del “nostro” sense of humour un po’ da liguri disillusi in gita premio, un po’ da anarchici della ragione, un po’ da “siamo volgari come la gramigna”, per dirla alla Guccini. Chi lo capisce, bene. Chi non lo capisce, ci sono sempre le barzellette sui carabinieri.

A: Napoli, docente gay aggredito e a Roma picchiato transgender

M: Meno male che mi piace la figa

A: ci doveva pure essere qualche vantaggio

M: Eh si. Tanta fatica. Ma almeno schiviamo le legnate

Statistica

2009 Ottobre 12
di storvandre

getgirl

La statistica, si sa, è come il bikini, mostra tutto ma nasconde l’essenziale.

Per chi è in cerca di una donna, due validi consigli: valutate bene la portata delle conseguenze del desiderio, potrebbe capitarvi di avere successo; e nel caso foste proprio decisi, seguite le statistiche, non sbagliano quasi mai. C’è una statistica in proposito, ovviamente.

E ricordate il Grande Consiglio, quello che mi diede un ripetente cronico al liceo, e che non ho più dimenticato. Se incontrate una donna molto bella, ditele che è intelligente. Se incontrate una donna molto intelligente, ditele che è bellissima. Se incontrate una donna bellissima e intelligente, per l’amor di Dio, state zitti.

A presto…

Muri

2009 Settembre 29
di storvandre

muroI muri sono una cosa strana. Se il mondo fosse perfetto, non servirebbero muri. Il che vuol dire che ogni muro in più ci allontana dalla perfezione del mondo. Ed è anche provato dalla storia, da cui si dovrebbero imparare due grandi lezioni: primo, i muri non hanno mai risolto un cazzo di problema, nonostante per qualche strano motivo siano sempre sembrati la soluzione dei peggiori casini planetari; secondo, praticamente il destino di tutti i muri, prima o poi, è di essere abbattuti.

Ahimè, le lezioni della storia sono la lettera più morta che ci sia al mondo. Tant’è che, ad eccezione del Muro di Sartre, che però non è un muro ma un gran bel libro, tutti gli altri si sono rivelati dei monumenti all’imbecillità umana, e non è un caso che la guerra si ad un tempo il periodo in cui l’idiozia prevale su tutto e anche il periodo più fecondo di muri, mura e muraglie.

E dire che non ci vuole molto a capirlo: l’essere umano basa la sua forza sull’unione, tutte le infrastrutture utili creano collegamenti, affacci, varchi, comunicazioni. Il muro invece non dà nulla, al massimo toglie qualcosa, da sciocchezze come la libertà a cose importanti come la vista lago.

Già. Perché se sei il Comune di Como, e hai davanti uno dei panorami più belli e famosi al mondo, cosa fai? Cosa ti dice la tua illuminata lungimiranza? Di creare terrazze, affacci, lungolago, passeggiate, verande, balconi, passerelle, moli, attracchi? Nossignore. La tua mente malata di Comune malato ti dice: il lago è un tuo nemico, hai visto mai che esonda, o che esce fuori una specie di mostro di Loch Ness e divora i passanti? Meglio premunirsi, si faccia presto un bel muro.

Alto, mi raccomando, che non si veda più un cazzo. D’altronde Como è bellissima anche senza lago, com’è vero che la Arcuri è bella anche senza tette. Che ce ne facciamo di quella distesa inutile di acqua stagnante? George Clooney è venuto ad abitare qui perché fanno un gran caffé espresso e perché c’è quel supermercato all’angolo che ha tutto, ma proprio tutto, e che prezzi, per non parlare del circolo di scacchi che è tra i più preparati del nord italia. Che vuoi che gliene freghi del panorama, ha mica tempo, lui. Pensa che le finestre vista lago le ha fatte murare, per non distrarsi.

Sicchè, mossi dal desiderio di preservare la popolazione da una improvvisa invasione di tinche assassine, girini malvagi, papere killer o dai temutissimi tsunami lacustri che tante vittime mietono nel mondo, i previdenti funzionari del Comune di Como mettono su una bella macchina da soldi, tanti soldi. Quanti? Ufficialmente, 17 milioni di euro. Per un muro. Ben fatto, eh. Credo fosse il primo preventivo della Muraglia Cinese, quello che venne scartato perché esorbitante.

I muri, come tutte le cose stupide, costano. Soprattutto quando sono fatti di soldi. E questo muro è uno di quelli, fatto di un gigantesco finanziamento. Ma anche finanziamenti sono una cosa strana: hanno il potere di spostare i soldi dagli scopi utili alle opere che non servono un cazzo, in modo che quando servirebbe fare qualcosa di utile non ci sono mai i fondi necessari, tutti pronti e a disposizione di chiunque abbia una cagata gigantesca da realizzare. E non puoi mica dire no grazie, invece che per censire il numero di mosche albine del territorio questi milioncini mi servirebbero per asfaltare la strada principale che sembra in certi punti la faccia di Cassano, in altri il culo di Sandra Milo. Devi usarli per lo scopo previsto, che nella peggiore delle ipotesi è una minchiata astrale sin dal suo concepimento e tale resterà nei secoli, nella migliore è un’idea che era buona tipo 200 anni fa, quando la raccolta delle deiezioni degli animali da trasporto era il primo problema delle città italiane.

Ed ecco quindi pronto il muro, prontamente eretto, tra lo sbigottimento dei comaschi e del mondo intero, cosa comprensibile visto che è un po’ come se gli Egiziani recintassero la Valle dei Templi, o se gli i Thailandesi mettessero la cintura di castità a tutte le prostitute del paese.

Ora, dopo mesi di proteste locali, nazionali e internazionali, la svolta: il sindaco dichiara che il muro sarà abbattuto. 17 milioni di soldi nostri buttati nel cesso, senza contare le spesi di demolizione. E non tanto per le proteste del mondo intero, ma perché «Mi ha convinto mia moglie Raffaella». Altro grande teorema dimostrato: le donne sono condannate a rimediare per l’eternità all’idiozia del loro uomini. Ed è per questo che Dio – nella sua infinita lungimiranza – le ha fatte così dannatamente rompicoglioni.

Vita da Bigaroni

2009 Agosto 24
di storvandre

ciccione_su_una_barcaD’estate approfitto della VMO (Vacanza Marittima Obbligatoria) per portarmi avanti su alcuni fronti. Uno è la lettura, il mare mi concilia lo spirito letterario, viaggio a 3 libri a settimana. L’altro è l’osservazione naturalistica del Bigarone, animale affascinante e presente unicamente sulle spiagge estive, dove nidifica nei mesi agostani in una tipica tana familiare a forma di ombrellone. Pur avendolo già studiato in passato, ogni anno questa specie riserva nuove, notevoli sorprese.

Quest’anno ho potuto osservare continuativamente un nucleo famigliare del tipico Bigaronis Apuliensis, variante ibrida che crea veri clan famigliari estesi, in grado di conquistare ampi territori sabbiosi e colonizzarli con markers sociali piuttosto evidenti, come residui di cibo, palizzate, buche profonde alcuni metri e oggetti gonfiabili di ogni foggia.

Il gruppo osservato era composto come segue:

Il capobranco, un maschio adulto di 108 kg con le tipiche mani a badile. Governa il gruppo con poche manate ben assestate.

La femmina, matriarca del gruppo, sui 100 kg scarsi, è riconoscibile per la statura ridotta (circa un metro), e la copertura in oggetti dorati, tipo Madonna di Loreto.

La figlia, sui 14 anni, ne dimostra già 50, grazie alla conformazione tipica dell’addome e dei glutei che ha già raggiunto la dimensione delle femmine adulte. In quanto tale, è pronta all’accoppiamento e non manca di dimostrarlo a chiunque. Tende a svenire immotivatamente in presenza di bagnini di qualsiasi età. Porta occhiali a goccia o a mosca e legge riviste tipo “Burka Oggi”.

La zia zitella, è una femmina improduttiva del branco, dedita unicamente agli aspetti effimeri della vita sociale. Fortunatamente è sterile, e non si accoppia, ma emana un fortissimo odore di deodoranti tipo “Malizia” o “Sunset Dream”. Generalmente giace al sole fino a raggiungere l’aspetto e consistenza delle mummie del museo egizio.

Lo zio celibe è un maschio adulto e pelato di circa 45 anni, che sfoggia sempre livree dai colori impossibili da vedere accostati altrove. Tipico il suo comportamento, a tutt’oggi privo di spiegazione, per cui usa prendere la rincorsa dal corridoio dell’albergo, attraversando la spiaggia ululante, per poi spanciarsi in 6 cm d’acqua, emettendo suoni gutturali e il tipico verso “Mannaglamiserobevut”. Altro atteggiamento tipico è estrarre un pallone e calciarlo con tutte le forze, spedendolo nella stratosfera, dai cui ricade normalmente tipo meteora e uccide una sciùra della prima fila. Al che il soggetto nega che il pallone sia suo e fugge ululando verso il mare dove si spancia nuovamente e viene punito dal bagnino a colpi di remo del pedalò.

Infine, il virgulto della famiglia, il giovane maschio di circa 6/8 anni, che viene ammaestrato dagli adulti con i tipici richiami: “Non andare in acqua a zio che hai mangiato un panino”, alternato a “Mangia un panino a zio che avrai fame”. In questo modo si riesce a mantenerlo costantemente lontano dall’acqua e a indurlo all’attività principale di questa specie: scavare buche profondissime nella sabbia, il cui scopo è controverso. Alcuni studiosi pensano che essi vi depongano le uova, tipo testuggini marine, altri che le usino come ricovero per la notte.

Il Bigaronis Meridionalis (genere a cui appartiene il Puliensis) è assai difficile da osservare, perché passa gran parte del tempo nelle tane, uscendone verso le 11.30 per recarsi alla spiaggia, e ritornando quindi a rintanarsi verso le 12, per il pasto che dura 4 ore (trattandosi di specie ruminante). Al termine, segue un’ora di pennichella durante la quale spesso la coppia dominante si produce in un fugace accoppiamento. Ricompaiono all’aperto alle 17.30, per ritirarsi nuovamente alle 18 in vista della cena, che consuma a buffet dove si notano i suoi tipici speroni che utilizza per scavalcare gli altri simili e conquistarsi il cibo.

Per quanto possa sembrare incredibile, anche nelle brevi pause all’aperto, il Bigaronis Apuliensis consuma altro cibo, sotto forma di patatine e snack di ogni natura. Una sola volta, ho osservato l’intero gruppo spostarsi in acqua (che temono, per cui si avvalgono di numerosi oggetti gonfiabili e del sostegno reciproco): si sono levate le tipiche alte strida e il richiamo “Sasànontocoooooo!!!” da parte delle femmine.

La specie, pur chiassosa, è pacifica, tranne quando incontra alcune sue nemesi: il Bigaronis Settentrionalis Cagacazzis, o il temutissimo Megabigaronis Cummenda, coi quali scattano feroci lotte per il territorio e scontri tra i maschi, che però raramente arrivano al contatto fisico se non in forma di spintoni ritualizzati. Fatto incredibile, spesso i due gruppi rivali raggiungono un equilibrio grazie ai favori sessuali della femmina giovane, che si concede ad uno o più maschi del clan avversario fiaccandone le difese.

Spesso il Bigaronis Meridionalis ha un simbionte, l’Animator Petulantis, con cui entra in contatto quasi subito e a cui arriva a delegare totalmente l’accudimento della prole. Ancora non è noto quali vantaggi tragga l’Animator da questa unione, forse si nutre dei residui di cibo del Bigaronis (assai abbontanti), forse gli succhia il sangue. Alcuni studiosi ipotizzano che l’Animator rubi alcuni figli al Bigaronis e li allevi poi come schiavi nelle sue colonie, attirandoli con i tipici richiami “Catalìcammello” e “Ilcoccodrillcomefà”.

Recentemente il riscaldamento globale e il turismo di massa hanno ristretto notevolmente l’habitat del Bigaronis Meridionalis, che si ritrova costretto a migrare o ridotto in riserve molto limitate. Tuttavia, se udite il tipico verso del gattino Virgola, o le alte strida delle femmine, siete fortunati: proprio lì vicino dev’essercene un’intera colonia.

E venne il Mac

2009 Agosto 23
di storvandre

E così, ho preso il Mac.

macbook-pro-case--2d-17-inch-transparent-redVolevo un notebook che funzionasse, o quantomeno i cui problemi fossero riconducibili alla mia incapacità. Non sono proprio un novellino nel mondo dell’informatica, e vi risparmio la solita tiritera sugli albori degli albori, quando i bit correvano liberi nelle praterie.

Dico che ne ho visti molti, Linux è stato il mio pane per molti anni, ed è il miglior sistema per gli addetti ai lavori. Ma se il computer per voi è uno strumento, usatene uno che non vi rimbalzi in culo se cade per terra. Tutto lì.

Sarà che con l’età sono anche diventato più sensibile agli aspetti estetici, sarà che stare tutto il giorno di fronte a una cosa brutta mi ha stancato, sarà che a 50 anni si diventa tutti finocchi (e io mi sto avvicinando alla meta), sarà che il mio notebook aziendale con Vista 64 è partito alla grande ma dopo qualche mese è caduto vittima della Sindrome di Windows, ossia un lento ma letale e irreversibile rallentamento progressivo delle funzioni, a cui ogni sistemista risponde allargando le braccia come di fronte ai grandi fenomeni inevitabili del cosmo.

Sarà che ormai tutte le applicazioni sono disponibili anche per Mac (e 9 su 10 sono anche fatte meglio), e che vedere una fotografia su questo schermo è proprio un’altra cosa, sarà che far parte di una minoranza fa sempre sentire un po’ più giovani… Saranno tutte queste cose, o forse la voglia di imparare e di giocare con qualcosa di nuovo, eccomi qui…

Sto scrivendo questo post finalmente senza scatti, senza dischi che frullano e ventoline che si accendono come se la CPU stesse calcolando il perimetro dell’universo. E mi sento un po’ più filosofo, e un po’ meno calcolatore. Da domani si torna al lavoro, vediamo se questo aggeggio mi allunga di qualche settimana le endorfine delle vacanze…

Buoni clic a tutti.